Vent'anni di storia italiana : vent'anni di lotta al racket a cui il documentario vi propone di partecipare !

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The project

 

 

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 “Ma noi uomini siamo in generale fatti così: ci rivoltiamo sdegnati e furiosi contro i mali mezzani, e ci curviamo in silenzio sotto gli estremi; sopportiamo, non rassegnati ma stupidi, il colmo di ciò che da principio avevamo chiamato insopportabile.”

Alessandro Manzoni, I promessi sposi.

 

   “Dobbiamo, tutti, iniziare a rischiare. La libertà ha sempre un prezzo. E noi dobbiamo pagarlo se non vogliamo restare schiavi.”

Tano Grasso, Contro il racket.

 

    Il movimento antiracket guidato da Tano Grasso celebra i suoi vent’anni di lotta contro il pizzo. Dal primo processo contro il racket del 1991-1992 (Tribunale di Patti, Messina) al processo contro gli estorsori di Ercolano del 2011-2012 (Tribunale di Napoli).

 

    Dalla prima associazione antiracket di Capo d’Orlando alle sessanta associazioni presenti oggi in Italia: un sistema ormai affermato di lotta collettiva al ricatto mafioso.

 

    Tutto ebbe inizio nel 1990, quando un piccolo numero di commercianti diede vita ad un’esperienza inedita di lotta al racket mafioso. A Capo d’Orlando, paesino di mare in provincia di Messina, Sarino Damiano, Tano Grasso, Francesco Signorino e alcuni altri piccoli commercianti poco più che trentenni, si uniscono per formare la prima associazione antiracket in Italia.

 

 Da subito si distinguono per la solidità e l’incisività con cui contrastano la richiesta estorsiva proveniente dai clan mafiosi presenti su quel territorio. L’idea vincente dei commercianti orlandini, che non ha precedenti, è quella di associarsi per sottrarre l’imprenditore sottomesso al racket “a quella condizione di solitudine e di isolamento che costituisce il punto di maggiore debolezza per la vittima e di maggiore forza per il mafioso”.

 

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    Il primo risultato concreto, sono le denunce di estorsione presentate da ognuno di loro, e la costituzione dell’associazione ACIO (Associazione Commercianti e Imprenditori Orlandini) come parte civile nel famoso processo di Patti, che inizia nell’autunno del 1991 e su cui, come primo vero processo al racket in Italia, i riflettori di giornalisti e televisioni sono puntati. Gli imprenditori di Capo d’Orlando che hanno denunciato le richieste di pizzo, si presentano in aula e pubblicamente accusano i loro estorsori. Spezzato il muro dell’omertà, è sancito l’inizio della rivoluzione culturale portata avanti dai piccoli commercianti.

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     L’esperienza spontanea di Capo d’Orlando fu esportata da Tano Grasso in altre regioni d’Italia e diventò un modello di resistenza effettiva e diffusa. Oggi le associazioni antiracket riunite in seno alla FAI (Federazione delle Associazioni Antiracket e Antiusura Italiane) sono più di sessanta, e si trovano in aree geografiche in cui fino a poco fa era impensabile anche solo immaginare una forma di lotta civile al ricatto mafioso.

 

     Il percorso del film inizia partendo dal materiale di archivio del processo di Patti del 1991/92, e prosegue attraverso le testimonianze di coloro che furono i protagonisti della prima forma collettiva di opposizione alle richieste estorsive dei clan mafiosi della provincia di Messina. La loro vita oggi è serena, ma a seguito della loro scelta di denuncia hanno vissuto per anni con enormi limiti alla loro libertà. Sarino Damiano, pescatore e ristoratore, per 11 anni ha vissuto sotto scorta, giorno e notte, e a chi gli dice che è stato un eroe, lui risponde che ha fatto, non senza fatica, il suo dovere. Oggi la libertà ha per lui un sapore più intenso. Non fu così per Libero Grassi, ucciso perché isolato nella sua scelta di denuncia del suo estorsore, perché abbandonato dallo Stato e allontanato dai commercianti palermitani. Dalla sua testimonianza televisiva nel 1991 emerge un uomo solo e, per questo, facile bersaglio della Mafia.

 

    Il percorso attraverso il movimento antiracket è anche geografico: da Capo d’Orlando a San Vito dei Normanni in Puglia, a Lamezia Terme in Calabria, a Gela e Palermo, fino alle province campane dove agisce con determinazione Silvana Fucito, più volte premiata in Italia e all’estero, per il suo coraggio e per il suo esempio di resistenza. In questi luoghi le testimonianze di coloro che - oggi - denunciano proprio grazie alla presenza ormai solida delle associazioni antiracket in tutto il Sud Italia, compongono il ritratto di una resistenza civile non più spontanea, come quella di Sarino e degli altri, ma organizzata ed efficace: di coloro che denunciano con le associazioni nessuno a seguito della denuncia, ha subito danni o minacce.

 

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     Le deposizioni dei commercianti al processo attualmente in corso presso il Tribunale di Napoli, dicono a che punto è arrivato l’antiracket oggi: la resistenza solidale di Ercolano è diventata modello di area de-rackettizzata. Ma come risponde la Mafia alla resistenza collettiva delle associazioni? La strategia di lotta al racket risponde alle strategie del racket: nello spazio dedicato alle dichiarazioni di alcuni collaboratori di giustizia emergono le modalità operative del racket, le regole di determinazione degli importi, le tipologie di atti intimidatori utilizzati a sostegno della richiesta estorsiva. E lo Stato, quale la sua azione, il suo ruolo o la sua assenza in seno ad una battaglia portata avanti da soli cittadini?

 

 

 

LUDOVICA TORTORA DE FALCO

Regista, produttrice, amministratrice unica della società cooperativa Arapan Cinema Documentario che fonda nel 2007, con sede a Roma.

Presidente di Cine Doc Sud, ente di formazione in Cinema Documentario con sede a Palermo.

Dal 2011 è impegnata nel progetto di film documentario ‘A noi ci dicono’ (Palermo)  e nel progetto ‘Antiracket’. Produttrice e regista del film L’isola in me, in viaggio con Vincenzo Consolo (2008), del film Esquisse (2009) realizzato in seno agli Ateliers Varan (Paris), coproduttrice del film Emma Dante Sud Costa Occidentale Story (2011) prodotto da Pin’Up (Roma).

Dal 2006 al 2008 è consulente per Corsi di Formazione in discipline cinematografiche organizzati presso il Centro Sperimentale di Cinematografia di Roma per l’Unione Latina, con la supervisione del Preside in carica della Scuola Nazionale di Cinema.

Nel 2006 lavora sul set del film di Salvatore Mereu “Sonetaula”, come assistente video. 

Da gennaio 2005 a maggio 2006 è Capo Progetto della sede italiana dell’Organizzazione internazionale Unione Latina.

Vive attualmente tra Roma, Parigi e Palermo.

Why fund it?

Antiracket è stato sviluppato all'IDFA Summer School Academy di Amsterdam ed è stato selezionato agli European Days di Torino e al FIGRA in Francia.

 

Il nostro progetto fa parte dell'operazione Première Caméra organizzata da 3 canali televisivi Francesi del gruppo AB Production e dall'agenzia Capa.

 

Abbiamo bisogno di voi !

 

Se ci aiutate a raggiungere 50% dell'obiettivo della nostra colletta, l'altra metà sarà finanziata dai tre canali del gruppo AB che assicurerà anche un pre-acquisto dei diritti di diffusione!

 

La quota raccolta sarà inoltre fondamentale per permetterci di acquistare gli archivi dei processi intentati dalle associazioni contro i clan della mafia.

 

Indispensabili ai film perchè i nostri protagonisti vi appaiono.

 

Ciò ci costerà circa 2000 Euro.

 

Dobbiamo anche raccogliere altri 3000 Euro per gli spostamenti delle riprese del film, previste a Giugno.

 

Ovviamente, piu' raccoglieremo fondi, piu' avremo la possibilità di rendere nota la coraggiosa lotta

contro la mafia delle associazioni AntiRacket!

 

Quindi, ora tocca a voi ! Abbiamo bisogno del vostro contributo !  

 

Newest comments

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avanti cosi'!
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good luck!
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sans aucune exagération, votre courage me semble surnaturel. Comment ne pas être derrière vous ?