8 progetti per 8 fotografi, un laboratorio e un maestro: Antonio Biasiucci. Una ricerca di 2 anni da diffondere con una mostra e un libro!

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Présentation détaillée du projet

(The English version is below)

 

Siamo otto giovani fotografi: Ilaria, Fulvio, Chiara, Giuliana, Cristina, Susy, Luigi e Claudia. Insieme abbiamo seguito un laboratorio con Antonio Biasiucci. Per quasi due anni ci siamo incontrati a Napoli, nel suo studio in pieno centro storico, ognuno con un proprio progetto di ricerca. In questo intenso e bellissimo periodo Antonio ci ha donato il suo tempo: intorno ad un tavolo, ogni volta riempito di fotografie e provini e parole, ci siamo raccontati. Veniamo tutti da esperienze diverse, ma il laboratorio ci ha posto in uno spazio condiviso, ha rafforzato in noi il sentimento e la coscienza di un'origine comune che, con il tempo, è diventata catalizzatore per la nascita di un gruppo, solido e coeso. Così ogni singolo progetto è cresciuto insieme agli altri, attraverso il confronto costante. In questo modo nascono le nostre EPIFANIE. E da qui il nome della nostra collettiva.

 

 

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IL LABORATORIO

“Il laboratorio – scrive Leo De Berardinis citando Antonio Neiwiller, amico e ispiratore di Biasiucci - è lo stimolo a sollecitare le corde interne del pensiero e dell’emozione, affinché diventino delle epifanie pure e scarnificate”.

Due anni fa Antonio Biasiucci ha voluto condividere la sua idea di laboratorio, nata dall’esigenza di trasmettere un’eredità e di consolidare sul territorio un vero e proprio metodo di lavoro per i futuri artisti e per la città. Il laboratorio ha come scopo la produzione di un progetto personale: intenso, intimo, con un costante approfondimento del tema. È un accompagnarci nei diversi percorsi fotografici, nella definizione di immagini guida in cui potersi riconoscere, al di là del puro espediente e della trovata. È una spinta a guardarsi dentro e a capire cosa c’è alla base della necessità di produrre immagini e cosa si vuole comunicare. Il lavoro sulle immagini ha generato molteplici punti di vista. Ognuno di noi ha prodotto un lavoro diverso dell'altro: l'andare a fondo non può che generare varietà. Otto progetti eterogenei, ma guidati da un unico metodo. Ilaria ha raccontato delle immagini sacre custodite nelle piccole botteghe, Fulvio di contatti umani, Chiara dei suoi viaggi verso casa, Giuliana di un mondo che nasce, Cristina di un proprio abbecedario, Susy della sua famiglia, Luigi di assenze svelate e Claudia delle donne dell’alta borghesia napoletana.

 

PERCHE' AIUTARCI

Un artista, con grande passione, ha comunicato la sua esperienza ad un gruppo di persone, per creare le basi per uno sviluppo professionale dell’arte. Molti amici hanno deciso di aiutarci, mettendo a disposizione le loro professionalità per iniziare a costruire le fondamenta del laboratorio: Caterina Biasiucci (video e backstage), Antonella Cristiani per ADVERSA (editing), Alessandra Cusani (ufficio stampa), Raffaella Fagiano (collaboratrice), Luigi Fedullo per FINEART LAB (stampa), gli studenti del Corso di Progettazione Allestimenti dell’Accademia di Belle Arti di Napoli diretto da Giovanni Francesco Frascino (allestimento mostra), Alessandro Leone per ADVERSA (comunicazione visiva), Mario Peliti per PELITI ASSOCIATI (editore), Chiara Pirozzi (critico), Antonello Scotti per APOREMA Onlus (coordinamento e co-curatore). Anche grazie a loro, è pronto quasi tutto: i progetti sono conclusi e c'è lo spazio dove esporre, La Sala delle Prigioni di Castel dell'Ovo, a Napoli. Abbiamo lavorato tantissimo e non vogliamo vanificare quest'esperienza tenendola solo per noi. Desideriamo portare il laboratorio fuori dallo studio dove ci siamo sempre riuniti e condividere le nostre EPIFANIE! 

 

I PROGETTI NEL DETTAGLIO:

 

 

IN OGNI LUOGO di Ilaria Abbiento. Racconto delle sacre immagini nascoste nelle vecchie botteghe di Napoli, dove il tempo sembra cristallizzato e dove talvolta un quadro di una Madonna (di una Dea, di una donna), si erge fiero sugli scaffali delle lattine di pomodori. L’aspetto surreale, che echeggia nell’accostamento di elementi così discordanti tra loro, genera in me una grande fascinazione. La magia si svela ogni qualvolta incontro un’icona religiosa nei “templi” più poveri della mia città. Un quadro di San Gennaro, o di Maria, un volto Santo, diventano tasselli inconsapevoli che si incastrano, di volta in volta, nel misterioso rebus della mia indagine. Fotografandole interrogo le immagini celesti avvertendo con un certo stupore il trasporto emotivo che mi suggeriscono. Icone che custodiscono le vite del mio popolo nella loro quotidianità. Ogni giorno, in luoghi inaspettati, da tempo immemore.

 

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1:1 di Fulvio Ambrosio. Fotografo ciò che tocco con la mano. Accarezzo i soggetti dei miei ritratti, ognuno reagisce diversamente, sono nell'inquadratura assieme a loro: siamo in contatto. Ibrido la fotografia con i miei studi in psicoanalisi sulle relazioni. Riproduco degli elementi del setting clinico con azioni performative fotografiche. E' una situazione sperimentale, inusuale, dato che toccare il volto è generalmente prerogativa di un rapporto intimo. La mano spunta all'interno delle inquadrature, protesa verso il soggetto. Il muro simbolico creato dalla presenza della macchina fotografica viene attraversato, rendendo permeabile la barriera che separa ciò che si trova davanti e dietro l'obiettivo. Il fotografo, che in genere rimane al di qua di questa barriera, in questo caso pone una parte di sé stesso dentro il campo inquadrato, e diventa egli stesso parte della composizione. Questa tecnica esprime in maniera esplicita l'idea che la rappresentazione “oggettiva” di una persona sia impossibile, dal momento in cui ognuno di noi è perennemente in interazione don il contesto che vive nel qui ed ora.

 

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18 MIGLIA di Chiara Arturo. 18 miglia. Una foto per miglio per raccontare una distanza che è anche un ricordo, una sensazione più che un percorso: il mio viaggio tra l'isola e la terraferma. Paesaggi ripescati in un immaginario consolidato da anni di andate e ritorni, che io sento come atmosfere interiori. Le visioni sono alterate dalla matericità del filtro\finestrino, aggredito dalla salsedine e dall'elemento acqua in tutte le sue forme, ma anche dalla luce, che spesso irrompe con violenza. Onde, promontori, fari, scorci, grandi navi: diventano i personaggi di una sorta di romanzo di formazione fatto al novantapercento d'acqua. In questo lavoro mi sono ri-percorsa. Da sempre per me lo stare in mezzo al mare rappresenta una geografia del pensiero. Inseguivo un’idea di paesaggio, in movimento, mai uguale. Alla fine mi sono ritrovata con un mondo intimo, fatto di sospensioni che duravano cinquantacinque minuti per volta. La mappatura del mio stare precario ed ondeggiante.

 

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ZERO di Giuliana Calomino. Tutto è partito da una sensazione. Avvertivo che il mondo che avevo conosciuto stava cambiando, non sarebbe più stato lo stesso. Era una trasformazione che avveniva in me, innanzitutto, nel modo di vedere e percepire le cose. Stavo costruendo un nuovo mondo. Allora ho cominciato a scattare immagini di questo pianeta che potessero essere volutamente confuse con quelle di un paesaggio alieno. Ho operato trasfigurando la realtà, creando con la fotografia un luogo extraterrestre, lontanissimo, quasi psichedelico, eppure vicino. Essendo la trasposizione di un mio profondo sentire, non mi interessava parlare di un universo al di fuori di me. Io parlo di questa terra, della mia terra, della ricerca di una casa. Così, a guardarle bene, le fotografie si fanno più familiari, quel mondo alieno si avvicina e si fa racconto intimo. I confini tra i due universi si annullano e non si sa più se si sta guardano una stella straniera oppure i limiti di questo mondo.

 

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ABBECEDARIO di Cristina Cusani. Ambizione, bilico, consapevolezza, domanda, elasticità, fiducia, gabbia, humus, importanza, leggerezza, meta, nonna, occasione, pensiero, quasi, ricerca, sfida, tentativo, umanità, verità, zenit. Queste sono le parole del mio abbecedario, per ogni lettera dell'alfabeto ho scelto una parola, l'ho unita ad una fotografia e ho segnato un punto nella mia vita. Attraverso l'unione tra immagini e parole racconto me stessa. Come un libro per imparare a leggere, l'abbecedario diventa un mezzo per imparare a conoscermi. E' una chiave per accedere a quell'universo interiore nascosto in profondità, è un modo per creare una mappa di me, per vedere dove sono nel percorso, per essere il percorso. La ricerca è sempre in divenire, come lo sono io e questo abbecedario è per tutte le età, è per chiunque voglia mettersi in gioco. Guardandolo chiunque potrà riconoscersi nelle parole o trovarne delle proprie, porsi delle domande e creare nuove visioni, rendendo possibile la creazione di altri, infiniti abbecedari.

 

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UNO SGUARDO FAMILIARE di Susy D'Urzo. Il lavoro nasce da un periodo di verifica esistenziale e artistica in cui ho rivolto l'apparecchio fotografico verso di me. Dopo una serie di autoritratti ho cominciato a fotografare, quasi come un bambino che imita le azioni degli adulti, i gesti quotidiani della mia famiglia. Progressivamente sono arrivata a misurarne i confini e i limiti, definendo le pareti della mia esistenza, anche artistica. Misurare la visione. Misurarmi nella visione. Questo è stato, ed è lo scopo del lavoro. Cominciare a guardare, dalla propria famiglia, è iniziare dalla prima visione, dal primo sguardo possibile, il primo altro possibile. Il traguardo è costruire un album di famiglia. Come fosse intagliato direttamente da un albero, dalla genealogicità dello sguardo.

 

 

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SUDARI di Luigi Grassi. Reti e teli vestono palazzi e ponteggi. I soggetti di questa ricerca negano apparentemente se stessi, ma quello che potrebbe apparire come azione di occultamento, in realtà serve a mostrare altro e a suggerire una lettura universale degli eventi. Nel nostro paese ricoprire un’abitazione con questi teli significa che è in corso un restauro per ripristinare una precedente condizione dell’edificio deteriorata dal tempo. Ricoprire la propria casa di veli nei paesi in guerra indica, invece, la volontà di proteggersi dalla mira dei cecchini. Dalle immagini emerge un continuo interrogarsi sui fatti del tempo e dell’esistenza: che cosa resta di ciò che scompare? Cosa perdura quando nulla rimane? Cosa vi è già in essa di ciò che verrà? Da questi Interrogativi una cosa risulta evidente: abbiamo problemi con l’assenza.

 

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UNA VISITA PRIVATA di Claudia Mozzillo. L'idea di sviluppare un progetto fotografico sui salotti napoletani nasce dalla voglia di osservare l’ambiente domestico nel quale sono cresciuta, attraverso i racconti delle donne che ne sono custodi e protagoniste. Nel salotto si ricevono gli ospiti, si racconta la storia della famiglia e se ne rappresentano le radici storiche. Per raccontarsi di fronte alla macchina fotografica bisogna decidere come ci si vuole far vedere dal mondo esterno. Il salotto si trasforma in palcoscenico, dove si mettono in mostra abitudini, usanze e gesti che descrivono la storia famigliare attraverso le diverse generazioni. Nei salotti pieni di oggetti che mi accolgono giorno dopo giorno, gli elementi d’arredo raccontano quello che le parole lasciano solo sottintendere. Il rituale dell’accoglienza, le tazzine del caffè e la staticità delle forme, ripetute seguendo pattern generazionali, descrivono la storia di Napoli e delle sue famiglie. Nei salotti il totemismo partenopeo si rappresenta alla massima elevazione anche oggi che la città ha un’anima multiculturale e complessa come mai è stato prima.

 

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We are eight young photographers: Ilaria, Fulvio, Chiara, Giuliana, Cristina, Susy, Luigi and Claudia. Together we did a LAB with Antonio Biasiucci. For almost two years we would meet in Naples, in his studio, located in the historical centre of the city, each with their own research project. In this intense and wonderful period, Antonio donated his time to us: around a table, covered with photographs, text and experiments every time, we talked to each other. We all come from different experiences, but the LAB put us on common ground, it strengthened our feeling and the notion that we come from common origins that, with time, became the catalyst for the birth of a tightly knit group. This way, every single project is raised as a group, through constant contrast and comparison. This is the way our EPIPHANIES are born. This is the name of our exhibition. 

 

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You can find more images on tumblr!

 

 

THE LAB.

"The LAB - writes Leo De Berardinis, citing Antonio Neiwiller, friend and inspiration to Biasiucci - is the stimulus to pluck the internal strings of thought and emotion, leading them to become pure and transparent epiphanies."

Two years ago, Biasiucci decided to share his idea of a laboratory, born from the need to transmit a heritage and to consolidate a true working method for future artists and for the city. The LAB's aim is to produce a personal project: intense, intimate, with a constant search for depth. We accompany each other through our individual photographic routes, in the definition of images in which one can recognise oneself, beyond the stopgap. It's a push to look inside oneself and understand what is at the root of this need to produce images, and what we want to communicate. The work done of the images has generated multiple points of view. Each of us has produced work that is very different from one another's: the search for depth can only generate diversity. Eight heterogeneous projects, but guided by a single method Ilaria told of sacred images kept in small shops, Fulvio dealt with human contact, Chiara depicted her journeys towards home, Giuliana showed the birth of a world, Cristina depicted her spelling-book, Susy her family, Luigi tackled the topic of revealed absence and Claudia portrayed the bourgeois women of Naples.

 

WHY HELP US?

An artist, with immense passion, has communicated his experience to a group of people, to create the groundwork for a professional development of art. Many friends decided to help us, giving us the availability of their professionality, to begin to build the foundations of the LAB: Caterina Biasiucci (video and behind the scenes), Antonella Cristiani for ADVERSA (editing), Alessandra Cusani (press office), Raffaella Fagiano (collaborator), the students of the "Corso di Progettazione Allestimenti of the Accademia di Belle Arti, Naples, directed by Giovanni francesco Frascino (production of the exhibition), Alessandro Leone for ADVERSA (visual communication), Chiara Pirozzi (critic), Antonello Scotti for APOREMA Onlus (coordinator and co-curator). It is also thanks to them that everything is nearly ready: the projects have finished and we have the space in which to present them, La Sala delle Prigioni in Casel dell'Ovo, Naples. We worked extremely hard and we would rather not frustrate this experience by keeping it for ourselves. We wish to bring the LAB out of the studio where we always convened and share our EPIPHANIES.

 

THE PROJECTS IN DETAIL:

 

EVERYWHERE by Ilaria Abbiento. A tale of sacred imagery hidden in the old shops of Naples, where time seems frozen and where, every so often, a picture of the Madonna (of a Goddess, of a woman), is shown proudly on the canned tomatoes shelf. The surreal imagery, that echoes in the contrast of elements so different from each other, that it generates a great fascination in me. The magic reveals itself every time I find a religious icon in these "temples" that are poorer than my city. A picture of Saint Gennaro, or of Mary, a saint's portrait, become accidental tassels that tessellate together, time after time, in the mysterious puzzle that is my investigation. By photographing them, I question the celestial images, which generate a strong surprise with the emotional journey they take me on; icons that guard the lives of my people in their daily undertakings. Every day, in unexpected places, for as long as I can remember.

 

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1:1 by Fulvio Ambrosio. I photograph what I touch with my hands. I stroke the subjects of my portraits, each reacting differently, I am in the frame with them: we are in contact. I mix my photography with my studies on psychoanalysis and relationships. I reproduce the elements of a clinical setting with performing actions in photography. It is an experimental situation, unusual, seeing as touching a person's face is generally the prerogative of an intimate relationship. My hand appears in the frame, extended towards the subject. The symbolic wall created by the presence of the camera is crossed; making the barrier that separates behind from in front of the camera permeable. The photographer, who generally stays behind that barrier, in this case puts a part of himself in the framed shot, becoming part of the composition. This technique explicitly expresses the idea that "objective" representation of a person is impossible, because of the fact that each of us is perpetually interacting with the context that resides in the "here and now."

 

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18 MILES by Chiara Arturo. 18 miles. A photo for every mile to depict a distance that is also a memory, a sensation more than a journey: my travels between the island and the mainland. Landscapes recalled from an archive of memories that have been shaping and consolidating during the many times I travelled there and back, and that have now become intimate atmospheres. The visions are altered by the windows/filters, assaulted by salt water and by the element of water in all of its forms, but also by lights, that often erupts with violence. Waves, promontories, lighthouses, instants, huge ships: become the characters in a sort of formative novel made of 90% water. I dug deeply into myself during this work. Contact with the sea has always represented a geography of thoughts to me. I used to follow an idea of always-changing landscapes and movements. In the end, I found an intimate world made of suspensions that lasted 55 minutes at a time: the map of my precarious and wavering state.

 

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ZERO by Giuliana Calomino. Everything started from a feeling. I felt that the world I knew was changing, it would never be the same. It was a transformation that was happening inside me, first of all, in the way I saw and perceived things. I was building a new world. So I started to take photographs of this planet that could easily be confused with an alien landscape. I operated by distorting reality, creating an extra-terrestrial landscape, far away, almost psychedelic, but close. Being a transposition of the depth of my being, I was not interested in showing a universe outside of my own. I tell about this land, my land, the search for a home. Looking at them more closely, the photographs begin to seem more familiar, that alien world comes closer and becomes an intimate narrative. The borders between the two universes disappear and you no longer know whether you’re looking at a foreign star or within the confines of this world.

 

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ALPHABET BOOK by Cristina Cusani. Ambition, balance, acknowledgment, question, elasticity, cage, humus, importance, lightness, destination, grandmother, occasion, thought, almost, search, challenge, tentative, humanity, truth, zenith. These are the words of my alphabet book, for every letter of the alphabet I chose a word in Italian, I paired it with a photograph and marked a point in my life. Through the union of images and words I tell my story. Like a book on how to read, the alphabet book becomes a way to get to know me. It's a key to access that internal universe hidden in the depths, creating a map of my present, to see where I am, to be the route. My research is still on going like me and this alphabet book is for all ages, it is for whoever wants to get involved. By looking at it, each person will be able to recognise him/herself through the words, or find his/her own alphabet book, generating new visions and creating new and countless one.

 

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A FAMILIAR GAZE by Susy D'Urzo. This project was born from an existential and artistic search that I conducted, in which I turned the camera on myself. After a series of self-portraits, I began to take pictures, almost like a child imitating the actions of an adult, the daily actions of my family. Progressively, I managed to test the borders and limits, defining the walls of my existence, also from an artistic perspective. Measuring vision. Measuring myself in the vision. This was, and is, the objective of my work. To begin to observe, starting from my family, and starting from the first vision, from the first possible gaze, the next possible one. The objective is to build a family album. As if it were cut out directly from a tree, from the genealogical elements of a gaze.

 

 

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SUDARI by Luigi Grassi. Nets and veils adorn buildings and bridges. The subjects of my research apparently conceal themselves, but that which could appear as a concealment, is in reality a way of suggesting a universal interpretation of events. In our country, to cover a building with these sheets means that it is undergoing a renovation to recreate a former condition of the building, which has deteriorated with time. To cover one's house with these veils in wartime is an attempt to conceal oneself from the aim of snipers. From the images, a continuous interrogation on the facts of time and existence emerges: what remains of that which disappears? What lasts when nothing else remains? What is left that can tell us of things to come? From these questions one thing is clear: we have issues with absence.

 

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A PRIVATE VISIT by Claudia Mozzillo. The idea of developing a photographic project about Neapolitan living rooms is born from a desire to observe the domestic environment in which I was raised, through the stories of the women that are both guardians and protagonists of these events. Guests are received in the living room , that tells the story about family and historical roots are represented. To tell about yourself  in front of the camera, you need to decide how you wish to be watched from the outside. The living room becomes a stage, where it shows habits, customs and gestures that describe the history of the family through several generations. In those living rooms full of objects that welcome me day after day, the decorations tell a tale of what words only insinuate. The welcoming ritual, the coffee cups and static forms, repeated following generational patterns, describe the story of Naples and its families. In the living rooms, the Neapolitan totemic tendencies are expressed at their maximum power. Even today, with the multicultural and complex soul of the city, like never before.

 

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À quoi servira la collecte ?

(The English version is below)

 

Abbiamo bisogno del tuo aiuto per concretizzare questa nuova realtà artistica e diffonderla attraverso l’allestimento di una mostra, la stampa dei lavori, la pubblicazione del catalogo. Vogliamo coinvolgere la città, far conoscere il nostro percorso e dove siamo approdati. L'intento di LAB è di ripetere l'operazione a cadenza biennale e diventare una realtà consolidata a Napoli: una risorsa potenziale per tutti.

Per questo ti chiediamo di contribuire alla realizzazione di EPIFANIE. Chi ci sostiene ne avrà l'attestazione, ne custodirà un pezzetto, un qualcosa che sia la testimonianza di un percorso svolto insieme: un grazie, delle cartoline, il catalogo, del tempo insieme o una parte dei nostri lavori.

Aiutaci! Contribuisci alla realizzazione e/o condividi! Te ne saremo immensamente grati.

 

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We need your help to bring to life this new artistic reality, and spread the word through the production of an exhibition, the printing of the works, the publication of the catalogue. We want to involve the entire city, show them our route and where we've arrived. The intent of LAB is to repeat the operation bi-yearly and make it a consolidated reality in Naples: a potential resource for everyone.

That is why we ask you to contribute to the production of EPIPHANIE. Whoever supports us will be recognized, and will be able to keep part of it, something that bears witness to a route travelled together: a thank you, some postcards, the catalogue, some time spent with us or a part of our work. Help us! Contribute to the creation and/or share! We will be forever grateful. 

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LAB \ per un laboratorio irregolare

(The English version is below) "LAB\per un laboratorio irregolare" è un laboratorio a cura di Antonio Biasiucci, nato in modo spontaneo dall’incontro dell'artista con un gruppo di giovani fotografi: Ilaria Abbiento, Fulvio Ambrosio, Chiara Arturo, Giuliana Calomino, Cristina Cusani, Susy D’Urzo, Luigi Grassi e Claudia Mozzillo. Per circa due anni, a... Voir la suite

Derniers commentaires

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un bouquet sorprendente !
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"un gruppo di persone che condivide un obiettivo comune può raggiungere l'impossibile" anonimo indiano =)
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che sia il primo di una lunga serie di progetti fotografici. tutto il mio supporto e la mia stima Janet