Viaggio tra le contrapposizioni della figura del rifugiato. Speranze vive contro rassegnazioni, tra inquietudini attuali e memorie sbiadite.

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Presentazione dettagliata del progetto

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All'interno di un Campo Rifugiati dove mi ero recata come volontaria iniziai a raccogliere le storie degli anziani del campo, e degli ex prigionieri politici.

Volevo sapere cosa significava perdere tutto; come si poteva sopportare questo peso e accettare l’idea di un esilio permanente.

Tramite questi racconti speravo di trasmettere l’empatia verso una condizione umana che potrebbe appartenere a ognuno di noi.

Nel febbraio del 2013, mi sono recata in Libano, dove giornalmente migliaia di siriani trovano rifugio da una guerra che dura ormai da tre anni (marzo 2011) e che ha causato la morte e l’esodo massiccio di più della metà della popolazione.

Tramite l’organizzazione non governativa “Terre des Hommes” ho potuto raggiungere Arsaal, cittadina che si trova nella valle della Beqqa, dove ho raccolto le storie di chi aveva lasciato tutto in Siria.

Sono storie diverse ma legate da uno stesso filo: la speranza di un ritorno a casa. L’attesa. E infine la rassegnazione.

 

Confrontando tutte queste esperienze di vita, mi sono resa conto di quanto la condizione del rifugiato possa cambiare nel tempo, sia mentalmente che fisicamente.

Coloro che sono “freschi di fuga” hanno ancora in corpo speranza ed energia per credere in un futuro migliore; nonostante l’orrore della guerra sia ben impresso nella loro mente. Lasciano il paese con pochi bagagli, con l’illusione di rientrare al più presto nella loro terra.

Sono stremati psicologicamente, ma possiedono quella leggera speranza che li mantiene vivi e attivi nell’affrontare i cambiamenti che la vita gli pone davanti.

 

I rifugiati che vivono ormai stabilmente la loro condizione nel paese ospitante spesso scelgono la posizione del rifugiato come “impiego full time.”

Molte volte non sono integrati dalle leggi del Paese che gli accoglie, costretti a una vita senza diritti e senza doveri.

Piegati dalla rassegnazione a una vita fatta di sussidi e donazioni, e deprivata dalla speranza di un futuro migliore per i loro figli, aspettando un ritorno a casa che in molti casi non si verificherà.

A cosa servirà la mia colletta?

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Il progetto comprende la realizzazione di un reportage fotografico e di un cortometraggio sulla vita dei rifugiati.

 

Vorrei ritornare in Libano, per incontrare i rifugiati siriani in diverse località, e di concentrare il mio lavoro e la ricerca sugli effetti psicologici nei bambini.

In Iran voglio intervistare e fotografare i rifugiati afghani che vivono ancora nel paese, scappati dalle due guerre, del 1879 e di quella ancora in corso.

 

Per aggiungere il capitolo finale del progetto "Professione: Rifugiato”, lavorerò in collaborazione con le NGO del luogo.

 

Il finanziamento sarà utilizzato per concludere questo progetto, pagando almeno una parte dei costi di trasporto, alloggio, durante questo viaggio di due mesi.

 

 

Grazie di cuore per il vostro supporto!

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annina74

Nata a Cagliari nel 1974, sin da piccola ho sviluppato un forte interesse per le immagini, grazie alla passione di mio padre per la fotografia. Ho mosso i primi passi in questo campo in Sardegna,lavorando come assistente fotografica, successivamente a Milano ho frequentato un corso di fotografia di Moda. Trasferendomi a Londra nel 2000, dove sono... Continuare

Ultimi commenti

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Evvai!!!!! Obiettivo raggiunto!!!! Grande Annina go go gooooo!!!! :)
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Vai Annina siamo tutti con te! Complimenti per il progetto…e per le bellissime foto. Speriamo riuscirai a realizzarlo molto presto! Non vediamo l'ora di vedere altre bellissime foto, sicura che regalerai anche sorrisi alle persone che incontrerai nel tuo prossimo viaggio :) Besos MJ&L
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Good luck Anna xx