Dateci una mano a tradurre Lione all'italiana! Una raccolta di testimonianze toccanti ed emozionanti legate alla memoria ed alle radici...

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Presentazione dettagliata del progetto

Lione all'italiana è un'avventura emozionante cominciata nel 2013. Con la pubblicazione di questo libro, infatti, due secoli di storie, immagini e vite vissute sono come riemerse dalla nebbia che le aveva offuscate. Il lavoro di Jean Luc de Ochandiano ha riportato alla luce sentimenti e ricordi ancora vividi nelle parole e nei cuori dei figli, nipoti e pronipoti di quei primi italiani che valicarono le Alpi per raggiungere il sogno di una vita migliore.

 

Una quantità enorme di documenti, fotografie e ricordi che hanno dato vita ad una mostra, allestita all'interno degli archivi municipali di Lione, alla quale hanno partecipato più di 15.000 persone  curiosi di vedere come e cosa veramente fosse la vita dei loro nonni, cugini, amici o parenti.

 

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Frasi come: «Ti ricordi di lui? Ma si era il figlio di...» oppure «Però la vita non era così semplice...” riaffioravano sulla bocca dei visitatori così naturalmente da trasformare l'archivio Municipale, le librerie e le sedi di associazioni dove si svolgevano i vari incontri con l'autore, in una specie di salotti pieni di amici che sfogliavano un album di famiglia.

 

È grazie a tutti loro, ed alla voglia contagiosa di poter condividere con i loro familiari in Italia un pezzo della storia di famiglia, che abbiamo deciso di tradurre nella lingua di Dante questo omaggio alla cultura italiana.

 

Aiutateci, allora, a realizzare il sogno di queste persone. Il loro desiderio di far conoscere in Italia ed agli italiani, la grande avventura di queste generazioni di immigrati. Le loro storie fatte di strappi, nostalgia, esclusione, solidarietà, di lavoro e poi d'integrazione.

 

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Lione all'italiana, una storia comune

 

Per circa due secoli, decine di migliaia di italiani si sono trasferiti a Lione, o nei dintorni. All’inizio, si trattava soprattutto di poveri contadini che, durante una parte dell’anno, lasciavano le montagne per cercare di guadagnare qualche soldo in più nelle officine o nei cantieri edilizi, facendo i lavori più disparati: muratori, stuccatori, mosaicisti, scultori del legno, stagnini o sarti.

 

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Poco a poco, grazie allo sviluppo industriale, sempre più persone decisero di raggiungere la capitale del Rodano stabilendosi definitivamente e trovando lavoro  nelle fabbriche che spuntavano come funghi nella periferia della città. Nacquero allora interi quartieri dove la presenza italiana era maggioritaria, così come delle aziende, negozi e finanche delle associazioni di italiani. Tutto ciò permise ai nostri compaesani di conservare il loro modo di vita, le loro tradizioni e un po’ del calore delle loro regioni d’origine.

 

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Questa massiccia immigrazione durò fino alla fine degli anni '60, e fu talmente importante che oggi moltissimi lionesi possono contare tra i loro antenati almeno un immigrato italiano.

Chi erano allora queste persone e qual’è stata la loro vita nel corso di questi due secoli di immigrazione a Lione? Come riuscirono a trovare il loro spazio nella città? Qual’è la memoria storica lasciata da questa comunità di immigrati, la più importante di Lione nel corso di questi due ultimi secoli?

 

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A cosa servirà la mia colletta?

Tradurre in versione italiana, Lione all'italiana, significa trasmettere un'eredità...

 

Oggi abbiamo deciso di fare un'edizione italiana di questo libro a seguito delle numerose richieste ricevute in questi mesi dagli immigrati italiani residenti nella regione.  E anche per quegli italiani che invece sono rimasti in patria e che grazie a questo libro, potranno comprendere meglio cosa i loro familiari, parenti ed amici hanno vissuto e patito per cercare fortuna lontano da casa.

 

La raccolta fondi è stata concepita per darvi la possibilità di partecipare alla realizzazione di un sogno e, allo stesso tempo, aiutare una piccola casa editrice come la nostra a vincere una scommessa  nella quale crediamo fortemente.

 

E nel caso raccogliessimo più soldi dell'obiettivo prefissato?

 

Allora i soldi in più saranno destinati alla creazione di un nuovo progetto: un'opera sull'immigrazione italiana in Francia.

 

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Extraits...

La baraccopoli di Gerland negli anni '30

Gianni Ughetto è nato a Gerland. I suoi genitori, originari di Giaveno in Piemonte, si stabilirono in questo quartiere nel 1895. Fino al 1933 abitano in un palazzo di otto piani all'angolo tra l'avenue Jean Jaures e l'avenue Debourg. (L'immobile rientrava, all'epoca, tra quelle nuove costruzioni realizzate dalle industrie, nella fattispecie l'azienda Jules Weitz, per dare un alloggio decente ai propri operai).

Proprio di fronte a loro sorgeva una baraccopoli abitata per lo più da stranieri e situata su un terreno di proprietà di “Ginot, Chevrot e Deleuze”.

Nel suo libro, Gianni Ughetto descrive bene questa baraccopoli, affermando che essa veniva chiamata con un nomignolo un po' derisorio ma allo stesso tempo sprezzante: “la cité Mussolini”...

 

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Delle baracche all'angolo tra l'avenue Jean Jaures e l'avenue Debourg

 

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Éditions Lieux Dits

Lieux Dits è una piccola casa editrice lionese, fondata nel 2000 e specializzata nella pubblicazione di libri di prestigio. Architettura, patrimonio artistico, storia e fotografia sono i temi privilegiati dalla nostra politica editoriale. Ogni anno, infatti, pubblichiamo circa una ventina di opere nelle quali è data priorità assoluta alle immagini.... Continuare

Ultimi commenti

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Merci pour votre iniative, il nonno sarà davvero apprezzare e grazie per mio figlio che ha fatto questo dono fantastico per il nonno. Merci énormement
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Quelques photos du "village nègre" dans actualités...
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Je recherche des photos du village nègre pour les montrer à ma belle-mère qui y a vécu sa petite enfance. Par avance merci