Il mio nuovo libro sui ritratti degli ultimi anni.In totale libertà.

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Présentation détaillée du projet

Al di là dell'overdose compulsiva delle nuove tecnologie, esiste una fotografia più profonda e riflessiva, più vicina alle sensibilità umane.Esiste lo studio.Esiste la posa.Esiste la pellicola e la camera oscura.Esiste il ritratto.

 

 

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Amo i libri prodotti  in auto-edizione  in totale libertà.La creatività ha bisogno che la libertà sia totale.

Questo sarà il mio quarto libro.

 

 

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Quando cerco di spiegare il mio modo di fare ritratti non posso non ricordarmi delle profonde analisi che sono stati fatte da diversi autori,Barthes, Boudrillard, Mirzoeff,Lotman, che in un certo senso mi hanno fatto scoprire il lato nascosto della fotografia e dei miei “ritratti fluidi”.

 

 

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Il mezzo secondo che uso come tempo di esposizione è in fotografia un tempo molto lungo ed io sono interessato a racchiudere in questo tempo tutti gli istanti che si producono quando vi è un leggero movimento della testa.La mia foto fluida così racchiude quello che io definisco un macro-istante.Una sequenza d'esistenza.Cosa ho fotografato in effetti ? Ho sempre notato un leggero smarrimento dei soggetti fotografati alla vista della stampa finale,ma non è questo che mi interessa maggiormente,

 

 

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d'altra parte non è un ritratto fatto per una rivista di moda,lo scopo non è quello di far sembrare il soggetto di quella bellezza rassicurante tanto richiesta da un certo tipo di commissione.Quello che mi interessa di più è la percezione dello spettatore,cosa vede ? E' questa “l'aria” di Barthes ? Quell'ombra chiara che illumina il corpo o è qualcos'altro ?

 

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Mi sono sempre chiesto cosa volesse dire la gente quando usa la parola “particolare” che viene usata frequentemente (per non dire costantemente) alla vista dei miei ritratti.

“Particolare ma non so se me ne farei fare uno...”

Perchè questa inquietudine ?

 

 

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Non è solo un fatto di espediente tecnico,dopotutto un leggero mosso in fotografia è argomento assai classico,ma ogni leggero movimento del capo implica una lotta con il caso nella continuità della luce.E così che la figura antropomorfa prende il sopravvento e l'uomo si concede all'indagine,è così che perdo l'illustrazione dell'oggetto-figura per arrivare nella sfera del desiderio e delle sensazioni.Il movimento come un virus che non trova anticorpi produce una overdose di singoli istanti racchiusi in un solo scatto della durata di mezzo secondo.Una fotografia fluida,ribelle alle connotazioni classiche,enigmatica quanto basta per suscitare l'emozione della visione permettendo allo spettatore l'esercizio dello sguardo.

 

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Il movimento è fonte di contaminazione luminosa,l'immagine che vibra determina un'odissea delle particelle luminose,la luce e l'ombra si scambiano di posto,la forma e il senso derivano e si appropriano di una sorta di spazio utopico.E' una fotografia che vive dopo quello che sarebbe stato il primo istante catturato,la fotografia dopo la fotografia.E' una nuova verità fotografica?E la verità del corpo dove si colloca esattamente? La verità del corpo fotograto forse sta tra la verità e l'illusione fotografica.

 

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Non mettere il nome significa negare l'identità,ma l'identità è un concetto troppo ancorato alla cultura del tempo mentre io cerco di creare “un'aura universale” dell'uomo,colui che è oltre ogni cultura,il “selvaggio” di Barthes.

Alcuni ritratti si pongono ai margini dell'illustrativo ma mai compongo la scena preferisco strappare al flusso continuo il mio macro-istante.

 

 

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Forse sono immagini difficili da consumare subito,sono visioni che non si sottopongono facilmente ad una immediata digestione come vorrebbe la società della comunicazione circolare e della obsolescenza programmata.Esiste un'imperialismo consumistico che si è impadronito di ogni cosa,decretando le mode,la vita e la morte delle cose e anche l'arte è diventata una preda.Il mondo assorbe l'arte attraverso lo spettacolo che ne danno in diretta le grandi case d'asta,cifre milionarie,televisione,acquirenti VIP....sarà tutto vero?

 

 

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Lo spettacolo anestetizza e rassicura la borghesia il cui universo si basa sul sogno ,sulla possibilità dei poveri di diventare ricchi.

Lo spettacolo della guerra,del sangue,della violenza,della miseria a cui la fotografia si presta così bene e rassicura la morale borghese : “ciò che è in foto è lontano da me”

 

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Sono rassicuranti i miei ritratti? Dovrei preoccuparmene? In questi volti anonimi,solo un numero per titolo,l’uomo diventa creatura e nella negazione dell’identità si gioca l’antico rapporto tensione-equilibrio che l’essere antropologico ha con la sua icona-immagine e che qui diventa una vibrazione costante : sensoriale e patologica. 

 

 

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Cos'è tutta questa fragilita? Esiste ancora quel campo chiuso di forze che Barthes teorizzava esistesse nel rapporto tra chi fotografa e chi è in posa?

Bisogna andare oltre, al di là del volto, al di là della maschera.

 

À quoi servira la collecte ?

Il vostro  sostegno serve a far fronte in maniera parziale alle spese di tipografia che ammontano a circa

7500 euro.

il libro di circa 80 pagine di formato cm 24x30 contiene 50 foto.

Stampato con estrema cura, in bicromia, su carta patinata opaca di 160 grammi avorio chiaro

Copertina rigida

 

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massimo.gurciullo

massimogurciullo@gmail.com GURCIULLO nato a Siracusa nel 1961,autodidatta inizia la fotografia molto presto,nel 1982 si installa a Parigi dove inizia a lavorare come fotografo indipendente privilegiando il ritratto e il nudo,sempre in bianco e nero stampando da sé le foto.nel 1997 esce il suo primo libro: “NUDI” vintage photographs che raccoglie una... Voir la suite