A volte basta uno scatto per raccontare una storia. Ho molte storie da raccontarvi, aiutatemi a poterlo fare.

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Présentation détaillée du projet

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Accade, a volte, che siano le storie a voler farsi raccontare.

Sono quelle storie che tutti conoscono ma alle quali nessuno, alla fine, presta attenzione.

Questa è una di quelle. 

E' una lunga storia fatta composta da molte piccole storie che ho raccolto in un libro d'arte.

Ho autoprodotto 10 copie pilota per poter meglio mostrare il mio progetto vista la particolarità dell'impaginazione e ora vorrei avere la possibilità di poter realizzare una tiratura più ampia e finalizzare così un lavoro durato più di un anno, un progetto che mi ha fatto innamorare di una parte, sconosciuta ai più, della città di Milano. 

 

 

Dopo essermi diplomata all'Accademia di fotografia ho cominciato da qualche anno ad occuparmi di fotodocumentarismo e fotografia d'arte, guardando il mondo con gli occhi di una pittrice, ciò che sono oltre all'essere fotografa.

La storia che mi accingo a raccontarvi l'ho incontrata per caso e per caso l'ho inseguita, spinta dalla curiosità più che altro.

Ho comprato una mappa di Milano e mi sono chiesta dove potessi trovare tracce di essa.

Ho studiato ogni zona di Milano e ho cominciato un lungo percorso, fatto di molti viaggi in autobus con lo sguardo aguzzato per cercare indizi che mi avrebbero condotta dove volevo arrivare, e di molti tratti a piedi, in mezzo alla campagna, tra campi di cereali, i piedi affondati nel terreno a volte fangoso, senza sapere dove avrei deciso di fermarmi.

 

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SNOW WHiTE ATE THE APPLE IN MILAN è la testimonianza di un mondo in parte perduto.

 

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Abitavo nella periferia milanese a pochi passi da quella terra di mezzo dove il cemento comincia a lasciare che il verde prenda il sopravvento, quel mondo all'interno dei confini cittadini che della città ha solo il nome, non di certo l'anima. 

Vivevo la mia quotidianità ignorando palesemente ciò che esisteva a pochi passi da me – provengo dalla campagna e mi sono trasferita in città. Non sentivo assolutamente il bisogno di tornare alle origini: uscivo di casa e voltavo le spalle a quel mondo che in seguito è diventato per me quasi un rifugio, nel silenzio. 

La storia, però, voleva a tutti i costi farsi raccontare. 

Mi addentrai per qualche centinaio di metri in mezzo al verde, per scattare qualche foto del mio quartiere, qualcosa che non contemplasse la presenza di vecchi palazzi grigi e fatiscenti.

 

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Ed è qui che, complice la pioggia battente, la noia e il silenzio, cominciai ad ascoltare ciò che la storia aveva da raccontare. 

Mi resi conti che ero a Milano, ma quella non era Milano.

Non la Milano che tutti conoscono o pensano di conoscere.

Non era nemmeno la campagna che io conoscevo, era qualcos'altro.

Rapita da queste considerazioni, continuai ad ascoltare questo strano racconto.

 

Continuai ad addentrarmi senza sapere dove sarei arrivata.

Non mi importava.

Dovevo vedere. 

 

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Scoprii un mondo morente, spesso lasciato a marcire in solitudine, che urlava a gran voce di essere ricordato, ma allo stesso tempo cercava di nascondersi da me, quasi il rivelarlo lo avrebbe privato di

quel qualcosa che lo rende così speciale

 

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Tutti conoscono il mondo degli orti cittadini di Milano, legali e abusivi, il mondo delle cascine e ciò che li circonda.

Tutti hanno visto, in parte, chi più chi meno, ciò di cui sto parlando, ma nessuno ha dato troppa importanza a questa storia.

Tutti sanno del popolo degli orti, spesso pensionati e vedovi che si ritagliano del tempo per portare in tavola frutta e verdura fresche e vivono in un mondo dove le porte sono fatte di reti per i materassi, gli alberi indossano collane fatte con le sorpresine degli ovetti di cioccolato, i cavallini a dondolo vivono allo stato brado e le strade sono fatte di tappeti.

 

Ci sono pittori che lasciano la loro arte all'aperto, spaventapasseri che indossano uniformi militari e bambolotti un po' ovunque.

 

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A distanza di mesi, è stato per me difficile vedere quel mondo, ormai quasi familiare, che veniva distrutto, talvolta anche davanti ai miei occhi.

L'avanzare dell'urbanizzazione e la speculazione edilizia hanno fatto in modo che di parte di ciò che ho documentato ormai rimangano solo qualche foto e molti ricordi.

In altri casi, morto il proprietario di un orto abusivo, è morta di conseguenza anche quella piccola parte di sé che donava al territorio.

Purtroppo, quando per molto tempo tu e la storia dividete la vita, quando ti alzi la mattina ansioso di scoprire cosa di nuovo ti porterà la giornata, quando la storia ti ha ormai detto tutto ciò che doveva dirti, ne senti la mancanza e vorresti ricominciare, raccontarla di nuovo, ma non lo puoi fare.

Non lo puoi fare perché ormai questa storia, quella che è diventata la tua storia, è cambiata.

 

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À quoi servira la collecte ?

La colletta servirà a realizzare una prima tiratura di 200 copie del libro SNOW WHITE ATE THE APPLE IN MILAN composto da 123 foto e circa 88 pagine su carta patinata opaca da 250 gr. La dimensione del libro sarà di circa cm 24x32, con copertina in cartonato plastificato e rilegatura in filo refe. Il libro è composto da due parti distinte con un'impaginazione interattiva che permette di ricombinare la sequenza delle immagini e visualizzare un mondo sempre diverso. L'elevato costo di produzione di ciascuna copia è dovuto alla difficoltà di realizzazione. Per questo motivo ogni copia sarà realizzata artigianalmente. La colletta servirà inoltre alla realizzazione delle stampe fine art in edizione limitata e  delle sovracopertine (pezzi unici) recuperando materiali trovati sui luoghi in cui è stato realizzato il progetto fotografico. 

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Alessandra Gazziola nasce in Veneto nel 1977. Nel 1995 si diploma in Teoria e solfeggio presso il Conservatorio G. Tartini di Trieste. Dopo il diploma comincia a muovere i primi passi nel mondo della pittura da autodidatta esponendo sia in Italia che all'estero. Nel 2008, dopo un incidente che come conseguenza le provoca forti dolori nell'atto del... Voir la suite

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vai tesoroooooooo :)