Un reportage sui confini della guerra fredda, a 25 anni dal crollo del Muro di Berlino. Memoria, vita di frontiera, ecologia.

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Présentation détaillée du projet

Matteo Tacconi, giornalista. Ignacio Maria Coccia, fotografo. Scriviamo e scattiamo foto per quotidiani, riviste e siti. I nostri viaggi ci hanno spesso portato nei paesi dell’Est. Ci affascina quell’atmosfera malinconica, ma anche esuberante, che la contamina. Quella tensione costante tra il peso del passato e la voglia di costruire futuro.    

 

Da poco ci siamo imbarcati in un altro progetto. E vorremmo che diventasse un libro. Ne abbiamo già fatti di altri, ma questo ha un senso speciale. In occasione del venticinquesimo anniversario del crollo del Muro di Berlino abbiamo percorso il tracciato della “cortina di ferro”. Il crinale, vale a dire, che al tempo della guerra fredda separava in due la Germania, Berlino e l’intera Europa. Questa linea, lunga duemila chilometri in tutto, si distende dal Baltico all’Adriatico. Dal punto più a nord del vecchio confine tedesco-tedesco a Trieste. Ecco l’itinerario che abbiamo seguito.

 

 

Itinerario

 

L’idea che ci ha spinto a marciare è in fin dei conti semplice. Zigzagando tra queste frontiere, che oggi sono completamente aperte, abbiamo voluto misurare il senso dell’Europa odierna e quel modo post-ideologico e fluido di pensare il mondo che caratterizza la nostra generazione. Crediamo infatti che la caduta del Muro ci abbia influenzato fortemente, sotto questo aspetto. II nostro progetto ha un pretesto storico, ma è fortemente ancorato al presente. Ognuno con il proprio mezzo, abbiamo raccontato e fissato le cose così come sono oggi. Insomma: storie e vita di confine, evitando la ricerca di facili suggestioni.

 

Il progetto, nella sua prima fase, è stato diffuso da Radio Radicale e Huffington Post, rispettivamente con una serie collegamenti radiofonici e con la pubblicazione di dodici reportage, con altrettante gallerie fotografiche. Questo è il sito di Verde cortina, che raccoglie tutti gli articoli e tutti gli scatti. 

 

Adesso viene il momento del libro, con l'appoggio di Cappone Editore, di Ascoli Piceno. Il titolo sarà Verde cortina. Il motivo? Eccolo. Lungo questi duemila chilometri, un tempo presidiati militarmente, palmo a palmo, si snoda oggi una spina dorsale di parchi e foreste, dal Baltico all'Adriatico. Il fatto è che durante la guerra fredda nessuno costruì nulla a ridosso delle frontiere, dall'una e dall'altra parte. Si creò dunque una sorta di terra di nessuno, profonda qualche chilometro, che faceva da cuscinetto psicologico tra sistemi rivali. La natura, essendo la mano dell'uomo impegnata altrove, ha potuto prosperare, dando vita a un suggestivo paradosso: il confronto ideologico e militare ha involontariamente generato un potenziale ecologico paneuropeo. Dalla cortina di ferro alla cortina verde. Anzi, verde cortina. Abbiamo pensato che se esistono il blu cobalto e il rosso magenta, può esistere anche, appunto, il verde cortina

 

Di seguito alcune delle foto e dei testi, di modo che possiate capire il taglio che avrà il volume.  

 

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Berlino, quartiere Buckow. La discarica dell'ex Berlino Est, ancora attiva, dove i rifiuti di Berlino Ovest venivano smaltiti. 

 

[...] Al tempo del Muro Berlino ovest, non avendo retroterra, era costretta a scaricare la sua spazzatura appoggiandosi alle discariche dell'est. "C'erano ogni giorno lunghe file di camion", ricorda Werner, un signore sulla settantina, spiegando poi che durante i lavori che hanno trasformato la Potsdamer Platz da uno spiazzo vuoto a uno dei simboli del laboratorio architettonico berlinese, i detriti venivano caricati su treni e trasportati alla discarica [...] 

 

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Ceske Velenice e la sua periferia. Questa città ceca formava un tempo un unico centro abitato con Gmund, in Austria, dall'altra parte del confine. 

 

[...] Lo stacco tra i due lati del confine è drastico, persino violento. All’immagine da cartolina di Gmund, con le terme, il centro storico affollato di turisti e il vicino parco naturale del Blockheide, si contrappone un indefinito mosaico fatto di piccoli casino, locali a luci rosse, palazzine di epoca comunista con i muri scrostati, centri manicure e pedicure, baracche occupate da famiglie rom, pompe di benzina che praticano tariffe economiche, chioschi che vendono sigarette [...]  

 

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Znojmo, Repubblica ceca. Nell'ex area doganale che sorge a ridosso del confine con l'Austria si vende di tutto, e c'è pure un parco giochi per bambini. 

 

[...] La storia potrebbe finire qui, se non fosse che la sensazione di normalità che contamina questo pezzo di terra incapsulato tra Retz, Znojmo e le aree verdi del Thayatal e del Podyji, è turbato dalla presenza dell’Excalibur City. È una cittadella, plastica e surreale, alle porte di Znojmo. Prende forma intorno a all’Excalibur, parco divertimenti per bambini racchiuso da mura da cui spuntano draghi e maghi [...] Ai margini esterni dell’Excalibur City trovano posto gli immancabili night club, mentre proprio a ridosso della vecchia dogana ceca, in uno spiazzo polveroso, sorge un altro bazar asiatico. I commercianti se ne stanno rintanati in baracche di lamiera e sbarcano il lunario vendendo di tutto, comprese le statue di gesso e gli gnomi per i giardini [...] 

 

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Vienna, il memoriale all'Armata Rossa.

 

[...] Al giorno d’oggi Vienna e Bratislava vengono spesso definite città gemelle. Forse s’abbonda con la retorica, ma il gioco di sponda c’è. A livello di turismo è attiva una linea fluviale che le collega. Sul piano infrastrutturale c’è un’autostrada, inaugurata subito dopo che la Slovacchia è entrata nell’area Schengen, nel 2007, che permette di divorare i sessanta chilometri e poco più che separano i due centri. Sul versante dell’economia, infine, le due capitali costituiscono la spina dorsale di Centrope, una regione cucita a cavallo tra Austria, Slovacchia, Ungheria e Repubblica ceca che si propone come polo paneuropeo di sviluppo economico e conoscenza. Tra queste terre, venticinque anni fa, transitava la cortina di ferro. [...] 

 

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Il lago Neusiedler/Ferto, condiviso da Austria e Ungheria. 

 

[...] Questo specchio d’acqua dolce, vasto più di trecento chilometri quadrati, viene chiamato “il mare dei viennesi”, tanto dalla capitale austriaca è a portata di ruota. La porzione più meridionale delle acque e delle sponde si trova però in Ungheria. I magiari usano un altro nome per il lago: Fertő. Ad ogni modo la forza dell’ambiente annulla le differenze di vocabolario. Il Neusiedler/Fertő è un’area naturale transfrontaliera di grande suggestione, riconosciuta patrimonio dell’umanità dall’Unesco. Perlustriamo le rive del lago, sia dalla parte austriaca che da quella ungherese. Canneti, aironi, anatre, vigneti, palafitte di legno, pontili, barchette. Acqua e paesaggio. Un altro anello della cortina verde [...] 

 

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Il Wurzenpass, tra Austria e Slovenia. 

 

[...] Quando c’era la guerra fredda questo passo di montagna posto a poco più di mille metri d’altezza era strategico. Sul lato austriaco c’era una caserma dell’esercito. Oggi ospita un museo, ma lo troviamo chiuso. A poche spanne dal confine c’è un carro armato, spiaggiato in mezzo a una pozza di fango. Sulla sua corazza troviamo tre scritte. Una in lingua slava (Dragana volim te, Dragana ti amo), una in tedesco (Frank aus Cottbus war hier, Frank da Cottbus è stato qui) e un’altra nella nostra lingua (W Italia). Il che ci ricorda che il Friuli è a pochi chilometri da qui [...] 

 

 

 

 

 

À quoi servira la collecte ?

La raccolta fondi servirà a realizzare un libro, con testi e foto (almeno 40), con tiratura iniziale di 400 copie. La stampa sarà a cura dell'editore Capponi, di Ascoli Piceno. Il formato del volume, di circa 70 pagine, sarà 21 x 25. Ovviamente il tetto dei 4000 può essere sfondato. Anzi, ce lo auguriamo. Se ci riuscissimo investiremo di più sul prodotto, dotandolo di una maggiore forza artigianale o inserendo più foto o perché no, tutte e due queste cose. Ma senza variarne il prezzo, in ogni caso. E poi pensiamo anche a una versione in inglese del libro. Vorremmo muoversi anche su questo fronte.  

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Matteo Tacconi e Ignacio Coccia

MATTEO TACCONI, classe 1978, giornalista. Segue l'Est, scrive su diverse testate, coordina rassegnaest.com. IGNACIO MARIA COCCIA, classe 1974, fotografo. Ex Grazia Neri, ha pubblicato su diversi giornali italiane e internazionali. Il suo sito è www.ignaciococcia.com.

Derniers commentaires

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In bocca al wolf/wilk/volk/vlk.
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E' un progetto bellissimo, una testimonianza importante di quanto la "cortina" abbia segnato la storia europea e mondiale.
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Un progetto che val la pena appoggiare! Un abbraccio Hermano!